: Mi piacerebbe nevicare :

Non so se sai che l’inverno a Milano ti fa mettere le mani nelle tasche.
Io, che lo so, quando esco e fa freddo mi ricordo sempre di riempirle delle tue ultime parole, così da ritrovarle lì quando ci infilo le mani gelate.
Allora c’è questo incontro, questo momento così vero ed io che sono lontana, in questa città dove la primavera non arriva mai, e nel frattempo le dita si riempiono di progetti, parole che non vorremmo dire, ruoli che non vorremmo avere, buongiorno e buonasera.
Mi vengono in mente i tuoi occhi, quando ti chiedo di insegnarmi a stringere la mano agli sconosciuti, che è una cosa che proprio non mi riesce, e tu che mi dici a volte “sì”, a volte “no”, e poi – alla stretta successiva – “no, questa proprio no”.
Non mi riesce, te l’ho detto. Dovevi sospettarlo la prima volta che ci siamo visti, che non ti ho stretto la mano ma ti ho dato un piccolo bacio sulla guancia, come se ti conoscessi da un sacco e non mi fossi mai mancato.
Proprio ieri mi hanno chiesto “ti ricordi di quando mi parlavi di quel ragazzo che ti piaceva tanto? Di quando sei andata a incontrarlo e di quando l’hai visto, di quando gli hai toccato le dita, di quando hai sperato di non separartene mai?”

Hai lasciato la valigetta dei colori, delle tinte, delle seppie e delle terre, dei tramonti e delle città, dei ti amo e quando te ne vai e delle gomme per cancellare su da me.  — Andrea Pazienza

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: Chocolat :

Ho letto che per volere bene a qualcuno dovresti pensare se finiresti mai insieme a suddetto qualcuno una vaschetta di gelato.
Così ho pensato a quando tempo fa mi hai detto “io cioccolato!” ed ho immaginato la volta in cui avrei abilmente finto di discutere con te in gelateria – per i gusti ovviamente.
Mi sono sorpresa a sorridere supponendo che alla fine saremmo tornati a casa con una simil vaschetta tipo ‘cioccolato e ananas’, un solo cucchiaino da lavare l’indomani, le macchie sui miei vestiti, i gerani rossi appassiti sul balcone d’inverno da guardare sul divano, un film che tanto lo sai che mi addormenterò accanto a te, un vecchio post-it sul frigo, ricordati, ricordati amore il detersivo per i piatti che è finito tre giorni fa.
Metto insieme cose piccolissime, come scegliere cosa preparare per pranzo, le nostre lampo-liste-spesa, penso alla magia del girovagare con te tra gli scaffali al super, lavarmi i denti con te e guardarti allo specchio, parlare del nostro futuro gatto-cane-criceto-coniglio-pesciolino-canarino-porcellino (d’india), criticare i tuoi capelli troppo corti o troppo lunghi e mi dico che, beh, è piuttosto semplice col gelato. Chissà cosa direbbero dei nostri cinquecento grammi di tortellini panna e prosciutto mangiati senza badar a regole, o dei tuoi duecentocinquanta grammi di stelline panna e salmone fatti su misura per i miei limiti e per le mie possibilità, ma non per il mio stomaco.
Forse lo chiamerebbero squilibrio mentale. Forse lo chiamerebbero addirittura amore.

[ Photo by phenixdarkphire ]

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Che ne diresti d’insegnarmi a correre veloce?
Mi comprerei due scarpe da ginnastica
per rincorrerti ovunque, se nevica o se piove
ovunque tu vada, comunque vada. – Artemoltobuffa