: Mi piacerebbe nevicare :

Non so se sai che l’inverno a Milano ti fa mettere le mani nelle tasche.
Io, che lo so, quando esco e fa freddo mi ricordo sempre di riempirle delle tue ultime parole, così da ritrovarle lì quando ci infilo le mani gelate.
Allora c’è questo incontro, questo momento così vero ed io che sono lontana, in questa città dove la primavera non arriva mai, e nel frattempo le dita si riempiono di progetti, parole che non vorremmo dire, ruoli che non vorremmo avere, buongiorno e buonasera.
Mi vengono in mente i tuoi occhi, quando ti chiedo di insegnarmi a stringere la mano agli sconosciuti, che è una cosa che proprio non mi riesce, e tu che mi dici a volte “sì”, a volte “no”, e poi – alla stretta successiva – “no, questa proprio no”.
Non mi riesce, te l’ho detto. Dovevi sospettarlo la prima volta che ci siamo visti, che non ti ho stretto la mano ma ti ho dato un piccolo bacio sulla guancia, come se ti conoscessi da un sacco e non mi fossi mai mancato.
Proprio ieri mi hanno chiesto “ti ricordi di quando mi parlavi di quel ragazzo che ti piaceva tanto? Di quando sei andata a incontrarlo e di quando l’hai visto, di quando gli hai toccato le dita, di quando hai sperato di non separartene mai?”

Hai lasciato la valigetta dei colori, delle tinte, delle seppie e delle terre, dei tramonti e delle città, dei ti amo e quando te ne vai e delle gomme per cancellare su da me.  — Andrea Pazienza

: E all’improvviso in mezzo al mio mal di testa, ho ritrovato il desiderio di essere felice :

Ogni tanto ripenso alla foto che tua madre tiene sul mobile in cucina, quella in cui ci sei tu tutto nudo, con una testolina piccola piccola e piena di capiddi scurissimi. Il fatto che sia posta in cucina mi ha fatto sorridere, la prima volta che sono entrata in casa tua e l’ho vista lì: in effetti fa venire voglia di prendere un cucchiaino e mangiarti in un sol boccone. A tua mamma non l’ho detto, perché tutte le volte che faccio per guardare la foto mi spiega che solo tu, tutti quei capelli, solo tu. E mi perdo nel suo modo di parlare di te, nei suoi occhi che sono un po’ anche i tuoi.
Ed anche se potessi portarti i Perturbazione sotto casa che ripetono amare è inevitabile non capiresti.
A me basterebbe un tuo sorriso, mentre siamo a tavola e ti cerco con i piedi, o dall’altra parte dello scaffale al super, o dall’altra parte del mondo, distanti mille chilometri. Mi basterebbe saperti sorridere quando mi pensi, che è una cosa che mi piace davvero tanto, proprio tanto. Almeno quanto l’odore della tua pelle che annuso come coi libri in libreria, sfogliandoli piano e scegliendo una pagina a caso – solo che con te è più difficile far scorrere il dito lentamente, scegliere un centimetro di pelle e mettere un appunto (personalmente preferisco i baci alle matite HB). Almeno quanto il tuo sms in cui scrivi che da me e te vengono fuori solo cose belle perché la nostra è una favola e non fa mica paura. Almeno quanto il tuo respiro sotto le coperte, che è una cosa che non conoscevo prima, che adesso non so dirti quante notti ho pensato di chiamarti solo per sentirti respirare, senza parlare, addormentandomi così. Perché a letto fa troppo buio, le parole non si vedono, ed io non so pronunciarle. Restano sotto le coperte, restano tra i miei appunti scarabocchiati, tra i miei desideri più segreti, come i musei che non abbiamo ancora visto, le cartoline che non abbiamo ancora spedito.

 

Più ami qualcuno, pensava, più dirglielo è difficile. Lo stupiva che persone sconosciute non si fermassero a vicenda in strada per dire Ti amo.
Jonathan Safran Foer

 

: Andiamo Dove Non Si Tocca :

Quando mi siedo sul treno attendo sempre di vedere il mare.
Così scelgo tutte le volte la stessa fila, la di, che è quella accanto al finestrino, e mi piace cambiare ogni volta il numero del posto a sedere, mi piace fare caso a cose alle quali prima non davo peso.
Il numero è importante. Lo calcolo con cura, facendo molta attenzione. Ho inventato persino una formula che si serve di simboli, come la formula di Eulero, ma la matematica non c’entra. E’ più una formula magica ed ha un potere straordinario: permette che ogni cosa, ogni cosa, ogni cosa piccola o grande come questo mare che mi lava dentro, venga vista da una prospettiva differente.
Le mie prospettive ultimamente sono rivestite di stoffa blu, corrono veloci, hanno i vetri sporchi e sono tutte dispari. A tal proposito, devi sapere che il nove è un numero stupendo: te lo presenterò, il prossimo agosto che non ci farà più tremare, il prossimo agosto che ci verrà a salvare come l’ultima volta.
Agosto è stato coccolare la gatta nera che si sfrega contro i tuoi jeans, i tuoi occhi seri che diventano dolci, i vestiti leggeri e i lividi color cobalto sulle mie gambe abbronzate. Agosto è stato prendere coraggio e spiegare a Martina che non possiamo portare a casa tutti i sassi del mare che ha raccolto con pazienza fino a riempire due secchielli pesantissimi che all’ora di pranzo ci tocca pure nascondere per paura che qualcuno ce li rubi – i sassi, mica i secchielli. Non possiamo, le spiego, mentre i suoi occhietti diventano lucidi: la loro casa è questa, devono stare qui con tutte le altre sorelline pietre.
E mentre le dicevo così pensavo a tutti i piccoli sassi che ho vinto, ammirando frammenti di cielo ed intascandomeli come fossero fragili portafortuna. E più ne vincevo e più mi persuadevo di essere un pezzo di carta stropicciato dal vento, che se rinascessi sasso riuscirei pure a battere le forbici – che dividono sempre tutto – e pensa, non avrei più paura di partire lontano da te. E pensa, non avrei più paura di andare dove non si tocca, con te.

Buongiorno, amoremio, ti presento Settembre.

 

[ Photo by Rimka ]

 

“Juliette scriveva così al suo Victor: «Noi facciamo, ognuno dalla sua parte, il nostro piccolo lavoro: tu scrivi un capolavoro, io ti amo. Mi sembra che la mia opera non sia inferiore alla tua».” — Alberto Mattioli racconta degli amori di Hugo su La Stampa

 

: Attese :

la prima volta che t’ho visto con la camicia nera alla fermata del quattordici, un pomeriggio di settembre, con la stanchezza del viaggio addosso e la cartellina in mano. quando abbiamo bevuto il tè caldo, le sere d’inverno dopo il lavoro, che si gelava e abbiamo rubato le bustine di zucchero con le frasi che ci piacevano di più. quando mi hai preso la mano, la prima volta, alla mostra di Anish Kapoor ed era tutto buio e mi batteva il cuore fortissimo. e quella volta che sei arrivato tardi perché eri andato a comprarmi il girasole. quando sul divano guardiamo ‘alla fine arriva mamma’ e alla fine di ogni puntata dici dai è bello cercando di convincermi. quando abbiamo fatto la torta. e la pasta. e quando ho provato a cucinarti la carne ma non mi è venuta cotta e l’hai mangiata cruda senza dire nulla. quando ti ho chiamato per la prima volta e c’erano delle pause lunghissime, di quel silenzio rassicurante che piace tanto a me. e quella volta che ha iniziato a diluviare e ci siamo completamente bagnati ridendo correndo e a casa ti ho dato un pantaloncino di mio padre. quando mi hai regalato il ciondolo blu e mi hai chiesto ti piace? quando abbiamo fatto l’amore: tutte le volte, la prima, ma anche tutte quelle dopo. tutte. quando mi dici le cose dolci sottovoce. quando mi chiedi scusa. quando ti rivedo. e mi sembra ogni volta che sia passato troppo tempo.

 


[Photo by me]

 

: Vuoti a Perdere :

massì, no. facciamoci pure questa guerra. sentenziamo decretiamo condanniamo picchiamo forte il martellino dove capita e diciamoci pure che l’orgoglio su questa bilancia dei valori pesa più del nostro amore che ha le ginocchia sbucciate perché è inciampato e non è certo colpa mia colpa tua colpa sua non è certo colpa di nessuno. e lasciamolo pure a terra, tendere una mano ora è decisamente troppo e del resto l’omissione di soccorso non è mai stato un reato contro la vita, ti pare? ti sembra che non possiamo starcene qui, fermi, ad aspettare? allora aspettiamo e stringiamo forte nelle tasche i pugni i nostri cari principi pronti all’uso da non contraddire mai da non calpestare mai,  mai. nemmeno a costo di morire lentamente.

[Photo by SilverMercury]