: A Eterna Vista :

Tu mi chiedi scusa perché dovrai passare il fine settimana a disegnare ed io mi mangerei in un sol boccone quegli occhi tuoi lì, bassi bassi e belli belli, che mi bisbigliano mi dispiace.
Così domenica la primavera spalanca la finestra, ci travolge e tu te ne stai tutto il giorno chino sulla scrivania a disegnare mentre io mi accorgo che non so smettere di guardarti e di pensare a quanto sia bello averti vicino.
Ogni tanto ti alzi, ti tocchi i capelli, vieni da me come per assicurati che io stia bene, mi fai il solletico sulla pancia e mi mostri il disegno. E già lo so che non sei soddisfatto, già lo so che ti sembra tutto inutile.
Non immagineresti mai quante cose sa dire quella tua fossetta sulla guancia.
Non immagineresti mai quante cose sanno dire le tue mani.

 
(Dei tuoi ritratti, questo è quello che mi piace di più.)

 

“Vedete, io l’amavo.
Era amore a prima vita,
a ultima vita,
a eterna vista.”
Vladimir Nabokov

 

: I Cassetti Che Fanno Rumore :

Poi l’hai detto.
Ho sospirato cercando di mettere in ordine i pensieri, girando in fretta la chiave del cassetto dentro cui ho rinchiuso i sogni e qualche matita consumata. Mentre attendevi una risposta che non avevo, credo di aver fatto più e più giri, è stato come un riflesso.
Sai, è davvero fastidioso che non vogliano stare lì, dove li metto. Forse è per questo che preferisco non discuterne, sono così irrispettosi…
Se li nomini iniziano a far confusione, si lusingano, mormorano e se non ridono allora si ribellano.
Quando ho messo giù il telefono ho fatto un bel-respiro-profondo ed ho preso la scala. Sono salita in alto, in cima, dove ricordavo di aver sepolto più o meno tutto. Non è stato facile mantenere l’equilibrio, ho respirato un po’ di polvere ma alla fine li ho trovati e li ho portati giù, a terra, sul pavimento freddo, accanto a me.
A noi due.
Erano avvolti nella plastica rossa dentro cui mi ero premurata di conservarli, non c’era nulla di troppo stropicciato, solo qualche piega. Con le braccia pesanti, piano, ne ho tirato fuori qualcuno e l’ho guardato come se non facesse parte di me, finché non mi è venuta voglia di strapparli.
Ed avrei strappato tutto, davvero.
E’ che poi mi sono tornate in mente le notti in bianco, la luce puntata sempre sul foglio fino a tardi, la mia insoddisfazione perenne ed i miei sbalzi d’umore, l’inchiostro che costa caro, i fogli, le mie corse in aula il sabato mattina, i sacrifici di mio padre, quelli di mia madre. I miei.
Non ci si pensa mai che a volte il vero sogno sta semplicemente nel non essere costretti a riporne via altri.
E’ che ho sempre pensato che  i sogni diano speranza, vita. Un senso, una direzione da seguire. Per questo quando ti guardo e ti ascolto, ed ascolto le tue giornate, ho bisogno di sapere che tu ne abbia, tanti. E che ci creda fino in fondo.
Perché io so bene cosa voglia dire rinunciare ai più preziosi.
 

 

(Per il disegno si ringrazia Francesco, 4 anni)

 

“Lo sai cos’è un perdente?
Il vero perdente è uno che ha così paura di non vincere che nemmeno ci prova.” — Little Miss Sunshine

 

 

: Appunti, Post-it E Cose Bellissime Da Non Dimenticare :

Appena si giunge alla stazione di Pesaro, dal treno ancora in movimento, è possibile vedere – in questo ordine – una chiesetta con i mattoncini rossi, una palazzina gialla con le persiane azzurre, l’edificio della croce rossa italiana, un piccolissimo negozio di dischi. Se conti fino a trentaquattro, dall’altra parte, tra una casetta verde ed una azzurra, c’é uno scorcio di mare così bello da fare male.

[Photo by latarnik]

 

: Scivolando :

Sulla novantacinque variopinta, mentre il pensiero di vederti vince sulla stanchezza, guardo fuori dal finestrino tra i lampioni già accesi. Seguo il percorso con gli occhi senza mai distogliere lo sguardo e conto tutte le case che incontro, tutte le case, in cui mi piace immaginarci dentro.
Una sera ne ho contate ventidue, fino all’arrivo in metropolitana. Superato il semaforo si gira a destra e c’è la palazzina rosa col cancello nero e il giardino condominiale, quella grigia senza balconi e con le finestrelle piccole piccole, l’elegante palazzo con ampia portineria, il quartiere popolare con le luci soffuse. Ce n’è una, in via Sismondi, dove mi sembra di vederti tagliare la cipolla rossa.
 

[Photo by floralsky]

 

“Come quella volta in cui stavi scivolando e io ti ho tenuta per un braccio. «mi hai salvata» hai detto. «anche tu» ho detto io. E non avevi capito. Non avevi capito che a cadere ero io, e nessuna mi avrebbe tenuto. Tranne te.”
F. Roversi

 

: E A Differenza Di Questa Canzone, Noi Non Finiremo Mai :

Tu non sai, per esempio, che quella sera in cui ho visto per la prima volta quattordici lucciole tutte insieme tu sei stata la prima persona a cui ho pensato, ed ho espresso un desiderio.
Non ti ho detto mai, poi, che quando tenevi la mia testa sopra le tue gambe, sul primo divano in cui ci siamo seduti insieme, ho fatto fatica a realizzare che mi stavi scostando i capelli dall’orecchio per davvero, tu, e che avrei dovuto mettere una spunta a quel desiderio.
Non sai che quando il portiere mi ha chiesto di dirgli il tuo nome, prima di affidarmi le tue chiavi di casa, il tuo nome mi è sembrata la parola più bella del mondo e l’ho ripetuto tre volte prima di entrare. Non ti ho detto nemmeno che la gentile signora che si occupa di mettermi il tovagliolo intorno al collo quando mi accomodo dal dentista, che tempo fa mi ha chiesto se ero innamorata perché ero bella, sabato mi ha domandato perché piangevo ed io ho risposto ‘no, mi è entrato qualcosa nell’occhio’.

Ti ricordi quella volta che mi hai chiesto “ti perderò, vero?”.
 

Perdere

 

: Tutte Le Volte :

Tutte le volte che siamo andati a fare la spesa all’esselunga tu tenevi il cestello con la mano sinistra e mi porgevi il tuo braccio destro. Mi è sempre piaciuto darti la mano e scegliere cosa mangiare passeggiando tra gli scaffali del super. Alla cassa io sistemavo tutto dentro la tua borsa super mega gigante con una certa fretta e la trascinavo verso l’uscita finché tu, dopo aver pagato e salutato la commessa, non mi rimproveravi. Alla fine, non so com’è, tu uscivi sempre con la borsa in spalla ed io con la carta igienica in braccio.
Che buffo. Ho sempre pensato che quella fosse la felicità.

 

: Ci Sei Sempre Stato Tu :

Vorrei che la notte avesse delle braccia lunghissime per poterti raggiungere, vorrei che i chilometri fossero caramelle alla fragola e non aver paura del buio quando tu non ci sei.
Vorrei mettere un segnalibro ai giorni che sfogliamo quando siamo tristi, come in quel libro senza fine in cui tu sottolinei a matita tutte le parole mai dette, quelle che mi hanno fatto innamorare di ogni tua piccola iridescenza.
Vorrei che fosse più facile amarmi, farti un sacco di fotografie a sorpresa e dirti “hai visto, sei più bello quando sorridi”.


[Photo by Ashleycole399]