: Voglio Fare Con Te Ciò Che La Primavera Fa Coi Ciliegi :

Come per esempio aver voglia di coprirci gli occhi con le mani, con le dita, con le terze falangi fredde di questo primo inverno che ci ha uniti e giocare a cercarci, a passi lenti.
Quando sarai al fuochino sarà ormai primavera, io tratterrò il respiro per l’eccitazione perché mi scapperà da ridere. Così ti vestirò di baci, all’improvviso, prima che tu mi prenda, prima che tu mi perda, prima che giunga l’estate a farci sudare e a comandare l’autunno.
Come quando ogni tanto mi guardi e ti metto le mani sugli occhi – “quanti occhi ho?” – perché stai andando troppo a fondo – troppo a fondo troppo a fondo troppo – e mi imbarazzo, e ho paura.
Paura, folle, che tu possa trovare tutte le cose belle che non ti ho detto mai, le cose, le rose, le prose, amoremio, che restano sul fondo dei nostri sguardi innamorati, come i segreti nei pozzi, i tesori nei mari, i dollari d’argento nel Sand Creek.

[ Photo by aimeelikestotakepics ]
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L’amore è un fiore delizioso, ma bisogna avere il coraggio
di andare a coglierlo sui bordi di un precipizio spaventoso.
Stendhal

 

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: Chocolat :

Ho letto che per volere bene a qualcuno dovresti pensare se finiresti mai insieme a suddetto qualcuno una vaschetta di gelato.
Così ho pensato a quando tempo fa mi hai detto “io cioccolato!” ed ho immaginato la volta in cui avrei abilmente finto di discutere con te in gelateria – per i gusti ovviamente.
Mi sono sorpresa a sorridere supponendo che alla fine saremmo tornati a casa con una simil vaschetta tipo ‘cioccolato e ananas’, un solo cucchiaino da lavare l’indomani, le macchie sui miei vestiti, i gerani rossi appassiti sul balcone d’inverno da guardare sul divano, un film che tanto lo sai che mi addormenterò accanto a te, un vecchio post-it sul frigo, ricordati, ricordati amore il detersivo per i piatti che è finito tre giorni fa.
Metto insieme cose piccolissime, come scegliere cosa preparare per pranzo, le nostre lampo-liste-spesa, penso alla magia del girovagare con te tra gli scaffali al super, lavarmi i denti con te e guardarti allo specchio, parlare del nostro futuro gatto-cane-criceto-coniglio-pesciolino-canarino-porcellino (d’india), criticare i tuoi capelli troppo corti o troppo lunghi e mi dico che, beh, è piuttosto semplice col gelato. Chissà cosa direbbero dei nostri cinquecento grammi di tortellini panna e prosciutto mangiati senza badar a regole, o dei tuoi duecentocinquanta grammi di stelline panna e salmone fatti su misura per i miei limiti e per le mie possibilità, ma non per il mio stomaco.
Forse lo chiamerebbero squilibrio mentale. Forse lo chiamerebbero addirittura amore.

[ Photo by phenixdarkphire ]

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Che ne diresti d’insegnarmi a correre veloce?
Mi comprerei due scarpe da ginnastica
per rincorrerti ovunque, se nevica o se piove
ovunque tu vada, comunque vada. – Artemoltobuffa

: Legami Invisibili :

«Chi ti piace di più, Oscar?»
«Qui? All’ospedale?»
«Si.»
«Bacon, Einstein, Pop Corn.»
«E fra le ragazze?»
La domanda mi ha bloccato. Non avevo voglia di rispondere.
[…]
«Peggy Blue.»
Peggy Blue è la bambina blu. Sta nella penultima stanza in fondo al corridodio. Sorride gentilmente ma non parla quasi mai. Si direbbe una fata che si riposi un po’ all’ospedale. Ha una malattia complicata, la sindrome del bambino blu, un problema di sangue che dovrebbe andare ai polmoni e non ci va, rendendo tutta la pelle azzurrognola. È in attesa di un’operazione che la renderà rosa. Io trovo che sia un peccato.
[…]
«Glielo hai detto?»
«Non mi pianterò davanti a lei per dirle “Peggy Blue, mi piaci tanto”.»
«Si. Perchè non lo fai?»
«Non so nemmeno se sa che esisto.»
«Ragione di più.»
[…]
La notte era scesa, i rumori risuonavano più forti nella penombra, il linoleum del corridoio rifletteva la luna.
Sono entrato da Peggy e le ho allungato il mio lettore di compact.
«Tieni. Ascolta Il valzer dei fiocchi di neve. È talmente bello che mi fa pensare a te.»
Peggy ha ascoltato Il valzer dei fiocchi di neve. Sorrideva come se il valzer fosse un vecchio amico che le raccontava cosa buffe all’orecchio.
Mi ha restituito l’apparecchio e mi ha detto: «È bello.»
Era la sua prima parola. È carina, no, come prima parola?
«Peggy Blue, volevo dirti: non voglio che ti faccia operare. Sei bella così. Sei bella in blu.»

Schmitt Eric-Emmanuel, Oscar e la dama in rosa , Rizzoli 2004

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“Tu sei il mio valzer dei fiocchi di neve, e la mia Peggy Blue.”
“…allora siamo vicini di stanza e per incontrarci basta fare due passi.”