: Alive :

E’ cercandomi che ti ho trovato, trovando anche me.
Nascosta tra le pieghe di un cuore scarico, sai, non mi vedevo più.
Ma ancora riesco a perdermi un po’, a volte, quando mi guardi, nel coprirmi di pudore, nel cercare di capire dove vai a finire, perché sfiori l’immenso e me ne accorgo solo mentre ti sfuggo.
Ti riscopro solo poi, all’improvviso, quando mi sorridi.
Proprio in quell’attimo si accende qualcosa che mi illumina, ma non è luce.
E allora mi ricordo di essere viva.
Perché così mi fai sentire.

 

[ Photo by amybabyamy ]

 

: Soliloquy? :

Caro C. ,

Ti scrivo per cercare di sistemare le cose, perché litigare con te – credimi – è l’ultima cosa che avrei voluto fare.
Allora comincio col chiederti scusa.
Scusami se mi sono intromessa, scusami se ho voluto a tutti i costi dire la mia, scusami se ti ho indebolito, sfiancato, consumato, distrutto, fermato.
Scusami. Scusami se ho interferito con le tue ragioni. C’è da dire però che tu non ascolti mai le mie e, testardo, ti lasci sempre trascinare dalle emozioni, per di più senza neppure sapere dove porteranno, escludendomi, tenendomi fuori.
Comunque… Beh, sappi che l’ho fatto solo per proteggermi dalle paure e dalle delusioni che tu sai, ma soprattutto l’ho fatto per te, per proteggerti dalle tue stesse debolezze.
Sarò sincera e voglio confidarti che ho paura. Il tuo sporadico e improvviso entusiasmo mi terrorizza, la tua assurda irrazionalità mi inquieta e i tuoi profondi sospiri mi intimoriscono.
Che ti piaccia o no io ho il sacrosanto diritto di tutelarci perché ogni battaglia, che la si perda o la si vinca, è persa o vinta per entrambi. Apparteniamo allo stesso campo e ogni battaglia, caro C., va combattuta insieme, dalla stessa parte, non tanto perché l’unione pare che faccia la forza ma piuttosto perché devi capire che la tua felicità è dapprima la mia, il tuo benessere è il mio. Ne va del nostro equilibrio.
Ora vorrei che cercassi di ricordare tutte le volte che affranto hai dovuto pagare cari i tuoi errori con troppa e svalutata sofferenza, tutte le volte che io mi sono fatta forte per te e ho lavorato duro, giorno e notte, affinché tu potessi riposare e riprenderti con la tranquillità che serve a risanare certe ferite.
Se ben ricordi anche allora non avevi voluto ascoltare le mie valide ragioni ed anche allora io mi sono dovuta arrendere davanti al tuo insensato coraggio, ai tuoi piccoli bisogni, alla tua dolce irremovibilità.
Così, capirai che metterti dubbi è l’unico modo che ho per farti ragionare, perché – devi ammetterlo –  tu in questo sei proprio negato, mentre io… beh, si dà il caso che sia la cosa che so fare meglio in assoluto.
In compenso, lo sai, tu sei più bravo di me ad ascoltare, a sentire, a guardare dentro e in effetti se sono riuscita ad abbattere certi muri e ad andare oltre i miei limiti lo devo solo a te, che mi hai insegnato a rischiare, a buttarmi, a volare.
Eppure, ora che in questa discussione io ho avuto la meglio ed ho vinto, ora che stremato hai deciso di non controbattere più… ebbene, è in questo momento che mi aspetto che non ti fermi, che combatti.
E devi farlo, devi batterti! Perché solo così, solo ora, capirei davvero che ho sbagliato. Che io ho torto e tu sempre la tua strafottutissima ragione.

Con infinita ragionevolezza,

firmato: la Testa

[ Photo by laura242 ]

La gente pensa che io sia una persona strana. Non è vero. Ho il cuore di un ragazzino. Si trova in un vaso di vetro, sulla mia scrivania.
(Stephen King)

: Parallel :

Da un polo all’altro abbiamo avvertito il peso della nostra reciproca distanza senza permetterle mai di fermarci.
Ci siamo inseguiti così a lungo senza mai staccarci lo sguardo di dosso, dolcemente tesi verso l’impalpabile.
Abbiamo corso incessantemente, più veloce della luce, del suono, del mondo. Più veloci di noi stessi. Sempre perfettamente sincronizzati, sudati, felici.
Un’infinità di chilometri percorsi, forse di più, e un’altra infinità di mìglia ci attende.
Attraverseremo l’universo e ci sembrerà troppo piccolo per poter contenere entrambi.
Dove arriverai tu, in quello stesso istante giungerò anch’io, sicché l’attimo prima non esiste e quello dopo è già una comune conquista.
Siamo alla ricerca del nostro unico punto. Dicono che non c’è, che non esiste, ma non sanno dimostrarcelo perché troppo impegnati a contraddirci.
La geometria ci ripudia, ci nega, sguaina con boria i suoi principi e perderebbe la sua cara integrità pur di ucciderci.
Il resto del mondo ci chiama semplicemente matti. Ci vorrebbe come Galileo, pavidi e deboli.
Ma noi sappiamo che un giorno o l’altro ci incontreremo. Ci avvicineremo, sempre di più, senza mai smettere di  inseguirci.
Sì. Ci incontreremo. Ci toccheremo.
E, finalmente, ci apparterremo.


[ Photo by DpressedSoul ]

“Due rette si dicono parallele se non hanno nessun punto in comune.
Nella sua apparente semplicità la definizione è piuttosto complicata: significa che le rette non si incontreranno mai.
Cioè, se io procedo per un chilometro, le rette non si saranno ancora incontrate, ma nemmeno dopo un milione di chilometri.
Ed anche dopo aver percorso tutto l’universo… non si saranno incrociate.
Sorge il problema di come fare a verificare se effettivamente le due rette non si incontreranno mai.”