: Quando Un Giorno Di Notte Mi Hai Detto Non Ti Lascerò Mai :

Mi sono data un limite di tempo per cancellare le ultime foto che sono rimaste ancora memorizzate all’interno della fotocamera e che lì agonizzano come superstiti dopo una guerra persa.
Non la tocco da quella sera e so bene, so benissimo, che accenderla adesso vorrebbe dire stappare la fiasca dentro cui a forza e con la fretta ho incanalato tutto ciò che ho deciso di affidare al mare e al vento. Al tempo.
Tutte le parole dette, le parole che sarebbe stato meglio non dire, sussurrare, pronunciare, gridare. Le bugie ed i silenzi, entrambi troppo veri e troppo pesanti.
Stanno lì, adagiate sul fondo come polvere su scaffali di libri dimenticati, insieme alle cose mai dette, le cose che vorrei ancora dire e le solite parole sempre di troppo. Si aggrovigliano e si stringono strette, fino a non capire più quali sono le cose non dette, quali vorrei dire, fino a non riconoscere più le parole sempre di troppo.
Allora ci dovranno interpretare ed immaginare.
Saremo uno di quei miti scoperti per caso per via della corrente che ci avrà portati lontano, narrati nel tempo da vecchi popoli di terre irraggiungibili.
Sussurrati piano con fantasia, con ammirazione, di noi si racconterà da qui a per sempre.
E lì saremo finalmente felici.


[Photo by yoohaz ]
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: Once Upon A Time :

C’era una volta una ragazza dai capelli rossi.
Che in realtà non aveva i capelli rossi, ma a qualcuno piace dire di sì.
Forse perché  i suoi capelli sembravano cambiare colore come il sole che attraversava il cielo del paese in cui viveva.
O forse perché  semplicemente è così che l’aveva vista, coi capelli rossi.
Lui la guardava da lontano e si chiedeva perché avesse sempre lo sguardo un po’ triste.
Lei non sapeva di avere gli occhi che traboccavano tristezza.
In realtà non erano traboccanti, bensì era come se a volte lei fosse distante miglia e miglia nonostante non si muovesse di un passo,
ma coi pensieri, con i sogni, forse lo era, così distante.
Aveva la testa tra le nuvole, tanto che spesso, camminando, non si rendeva conto di dove mettesse i piedi, inciampando e rischiando ogni volta di rompersi l’osso del collo. Questo però faceva ridere le persone che la accompagnavano, che spesso si fermavano a chiederle “dove sei ora?”
E lei, che era ogni volta in un posto diverso, non sapeva rispondere. O forse sì, avrebbe saputo, in qualche modo.  Ma nessuno lo avrebbe capito. Ché  è strano spiegare di essere persi tra il battito ed il respiro proprio.
Un giorno, mentre la ragazza dai capelli rossi raccoglieva dei funghi per farsi un bel piatto di pasta le si avvicinò un giovane pescatore che, non essendoci fiumi nei dintorni, decise di fermarsi a farle una domanda che gli frullava in testa da un po’.
“Conosco gli innumerevoli posti in cui sei stata” disse dopo averla salutata, “ma dov’è che non sei? dov’è che vorresti essere?”
(…Perché  si sa, i pescatori, mentre aspettano di tirare su qualcosa, hanno un sacco di tempo per pensare, e a volte diventano più filosofi dei veri filosofi) …
(…E forse i filosofi-veri filosofi un tempo erano pescatori, chissà!)
Il pescatore sapeva, lo sentiva d’istinto, che con quella ragazza ci voleva pazienza, quindi decise di invitarla ad andare al fiume con lui. Era quasi sempre solo e un po’ di compagnia non gli dispiaceva affatto.
Il pescatore sapeva guardare la ragazza dai capelli rossi (che in realtà non erano rossi ) come nessuno mai aveva fatto.  E lei, che lo sentiva, non sapeva guardarlo negli occhi. Lui scavava tanto che lei temeva sarebbe riuscito ad entrare proprio da lì.
Senza guardarlo rispose che sognava di sapere cosa fosse la felicità. Avrebbe voluto essere lì, dove la si respira come aria tutta intorno.
Il pescatore aveva il dono della pazienza, era necessaria per il suo mestiere e aveva imparato come fosse importante anche con le persone. Le disse che la felicità non andava cercata ma accettata, e che avrebbe capito cosa fosse quando avesse sentito di essere parte di qualcosa. Non per forza qualcosa di grande o di importante, bastava fosse qualcosa di suo. Detto questo lanciò la lenza e rimase a guardarla galleggiare pigramente sull’acqua, impegnata in una danza lenta e ipnotica. Sperava di pescare qualcosa da poter regalare alla ragazza dai capelli rossi (che lui era convinto fossero rossi) per farla sorridere, le piaceva il suo sorriso.
E lei guardava il fiume, in direzione della lenza. Le sembrava profondissimo, ci avrebbe gettato i pensieri. E sentì qualcosa dentro muoversi quando lui pronunciò la parola felicità.
Ma non poteva spiegargli che non riusciva a sentirsi parte di nulla perché  nulla lei era.
Nulla, tutto, non erano forse solo parole? A volte anche lui si faceva grandi domande ma le risposte non c’erano mai. Così si era convinto che l’unica cosa importante fosse esserci, essere. E lei era tante cose. Era lì accanto a lui soprattutto, ne sentiva il calore, possibile mai che il nulla fosse così caldo? Possibile che il nulla profumasse di sole e vento? Di sabbia e mare?

( … In collaboration with Vee )

 
[ Photo by Alternative-Rock ]

 

: A M. :

Giorni come oggi li passerei a raccontarti ciò che il cuore mi dice di te.
Nessun tentativo di persuasione, ti porgerei il mio cuore ed immobile ti farei ascoltare piano, con le tue stesse orecchie.
Sarei vicinissima, custode di parole semplici e naturali come battiti.
Allora sentiresti e ti sfiderei a diffidare.
Certamente, sorpreso, mi chiederesti perché ed io ti spiegherei che il tuo stupore fu dapprima mio.
Ma non saprei dirti di più. Non saprei spiegarti perché il mio cuore ha preso a dipingerti di bianco, di gioia, di incanto.
Lui mi dice che sa.
Sa che lo ascolti come nessuno e lo comprendi in pieno, sempre.
Sa che ti basta poco, pochissimo. Con pazienza, con fiducia. Con affetto.
Con cura, lo accarezzi. Lo coccoli. Lo fai ridere. Tanto.
Sa che hai sempre la parola giusta al momento giusto, e soprattutto hai quelle giuste nei suoi momenti sbagliati. E non ti abbatti, non demordi, non lo abbandoni.
Mi dice che ti vuole bene e che sa, ne è certo, lo sente.
Sa che anche tu gliene vuoi.

A M.,
A cui voglio bene.